
E ci si avvia per l'esoterica, immaginifica e suggestiva "via delle volte" e sembra di avvertir il respiro dell'ippogrifo ariosteo tra gli archi silenti...Ebbene sì, anche Ludovico Ariosto è figlio di questa città deliziosa. Lo sapevate che le Delizie erano i luoghi di svago e di feste della corte estense? e che qui,a Ferrara, c'è un palazzo che si chiama Schifanoia che deve il nome proprio all'arte di schivar la noia? Che corte quella degli estensi!! In giro ho visto tracce di Jacopo della Quercia, di Leon Battista Alberti, del Mantegna e di Garofalo di cui vi parlerò più avanti. Qui,in queste stradine in curva, memori di rinascimenti fruttuosi, ho intravisto" le donne, i cavalieri, l'arme, gli amori, le cortesie, l'audaci imprese che qualcuno cantò". Che bella e intrigante che è Ferrara! Opere d'arte a sfare, una grazia urbanistica unica ed edifici sfarzosi ed uno più signorile dell'altro..
Ma ci aspetta il nostro, il palazzo dei Diamanti- forse il più elegante ed originale - dove si tiene la mostra: "Mirò:la terra". "I diamanti sono le bugne di pietra scolpite a punta, e sono il simbolo della luce: per la loro forma ricevono la luce del sole in ogni ora del giorno creando ombre mutevoli sulla facciata che quindi in ogni momento appare diversa"... e dopo il mediovevo fantastico ci attende l'astratto, la libertà immaginativa, i segni lievi e lirici, i toni irreali, i paesaggi fiabeschi e metaforici e la carica enigmatica delle tele di Mirò che trasudano amore per l'ambiente rurale della sua Catalogna. Che spettacolo pittorico! Figure, uccelli, archetipi femminili, il nucleo semantico della terra e allegorie d'ogni tipo ci regala il nostro Joan.Ho gradito le acqueforti dedicate al Cantico delle creature, ma il lavoro che mi ha impressionato maggiormente è stato "Toile brulee" del 1973 e non so dirvi perchè. Come Ferrara ha innovato il concetto urbanistico di città, così Mirò ha superato i limiti imposti dalla pittura tradizionale.Tra una riflessione elucubrativa e l'altra, si torna al castello estense per l'ultimo appuntamento della già ricca giornata: la mostra di Benvenuto Tisi da Garofalo, pittore emerito del 500 estense. Ebbene qui un sano e sacro realismo ci accoglie. Stupende tele molto moderne e per nulla datate ci rilucono davanti. Madonne, putti e santi per una produzione notevolmente vicina alla sensibilità raffaellita. Ho adorato, tra le tante, la "Vocazione di S. Pietro" sorta di iperrealismo lacustre.
Ieri sera, al teatro Verdi di Firenze, ho assistito ad un concerto adrenalitico e tsunamico .
Di ritorno da un breve viaggio in Abruzzo, affido alle immagini il racconto di una terra carica di tradizioni e di bellezza pudica e silente. Scanno, Villalago, Sulmona, L'Aquila e Pescara ci hanno accolto regalandoci calore e stupori.
SCANNO: "Le case nelle stradine scoscese, gli archi che si distendono attraverso i misteriosi vicoli, i balconi sotto le gronde aggettanti sono tetri, senza sole e tristi, a meno che ivi un pezzo verde di montagna non risplenda alla fine della strada. " Anne Macdonell Sulmona Scanno e la valle del sagittario in una cronaca di viaggio nell'anno 1907.
"Vista dal pendìo della montagna opposta o dalla strada maestra di sotto, VILLALAGO ha un'incredibile bellezza: su di una rupe stagliata a strapiombo sull'abisso essa sorge come una fiamma." Anne Macdonell Sulmona Scanno e la valle del sagittario in una cronaca di viaggio nell'anno 1907.
Sul versante destro delle gole del Sagittario e sul crinale del Monte Sant'Angelo svetta l'antico borgo fortificato di CASTROVALVA a pochi km da Scanno. Qui Escher preparò schizzi per una delle sue migliori litografie di paesaggio (Castrovalva, 1929) - una composizione nella quale il paesaggio ci appare lontano e sconfinato.
Ovidio - Amores - Liber Ii - 16 
Desidero salutare suor Roberta delle sorelle minori di Maria Immacolata che, nel palazzo vescovile di Sulmona, si è intrattenuta con noi replicando con pazienza alle provocazioni verbali atte a verificare la forza e la profondità della sua vocazione e fede....
Prodotti dal 1783: I mitici ed imperdibili confetti di Sulmona
Immancabile assaggiare la "Coppa del Vate" da Berardo a PESCARA:parrozzo, aurum, nocciole tritate, zabaione e panna per un gelato che sa di poesia...
La prima litografia che Escher compose, durante uno dei suoi numerosi viaggi in Italia e in Abruzzo, fu "Veduta di Goriano Sicoli" del 1929. Goriano è un bel paese che si trova nel Parco del Sirente, a pochi chilometri da Sulmona.Ed è questo l'ultimo borgo intravisto da un finestrino di un treno di ritorno..l'apogeo visivo di una breve e fruttuosa vacanza
Al museo degli Argenti a Palazzo Pitti è in corso, fino al 27 aprile, la mostra: "Un'altra bellezza" di Francesco Furini (1603-1646). 
Continuo, con piacere, a rendervi partecipi delle mie cerebrali passeggiate zingarando tra viottoli di carta improvvisamente imboccati e sentieri più battuti e risaputi dei boschi della letteratura post-moderna. Questa settimana ho respirato e sensualmente accarezzato il papiro dell'ultimo lavoro di Amelie Nothomb, "genius loci" nippobelga della pagina scritta, conosciuta e acclamata da piu' di un decennio ormai. Quasimodiane "sillabe d'ombre e foglie" le sue, a comporre questo: "Nè di Eva nè di Adamo" Voland editore, autobiografica narrazione farcita di frammenti deliziosi di un discorso amoroso vissuto e raccontato, sorta di elaborazione d'una infatuazione reale e recente della scrittrice, quasi un blog postdatato o una mappa di luoghi topici dell'amore, empirica e vera educazione sentimentale Si può trovare un ragazzo di buona famiglia, educato, premuroso, ricco di attenzioni, sensibile e ben gentile e nonostante ciò fuggire alla sua richiesta di matrimonio? Per la bizzarra ed estrosa Amelie Nothomb tutto è possibile e realizzerà, imprevedibilmente, una perfetta eutanasia del suo amore, ripartendo improvvisamente per Bruxelles...lasciando, per sempre, Tokio e il nippofidanzato Rinri . Amelie cercava in lui semplicemente diletto o "Koi" come viene chiamato dai giapponesi un amore leggero e spensierato; Rinri voleva perdersi invece nel grande amore romantico della tradizione occidentale che desidera e pretende amore classico benedetto e consacrato dal matrimonio.
Vedere in epigrafe una citazione di Gèrard De Nerval tratta da Sylvie, uno dei miei racconti preferiti di uno scrittore che per me, è un dio della letteratura, mi ha già regalato un segno di appartenenza...eppoi la sovraccoperta con una foto tratta da deviantart , sito scoperto per merito di una blogger splinderiana (arciduchessa) che vi è affiliata, è stato un secondo segnale fausto. Certo che il nome, Paolo Giordano, non mi diceva nulla- un vero e proprio carneade; ma io, è risaputo, adoro gli outsider. Forse soprattutto la sua giovane età- 26-anni-mi lasciava, da ultimo, qualche sostanziosa perplessità. Ho voluto premiare il mio fiuto e ho comprato "La solitudine dei numeri primi" edito da Mondadori; un titolo così azzeccato è bello, da risultare foriero di meraviglie. Ebbene, superata la porta stretta del primo capitolo dominato da una crudezza efferata e da pagine che prendono lo stomaco piu' che la testa, mi si è aperto il vasto orizzonte di una storia calamitosa lunga 304 pagine che ho divorato in poche ore. In una Torino tratteggiata appena col carboncino, Mattia ed Alice, avanzano paralleli con il loro carico di eventi nefasti,
Caro professor Kugelmass, è sempre un piacere leggere le sue acute, sensate e stimolanti riflessioni. Sono d'accordo sul fatto che la storia di Timoty Treadwell, raccontata in immagini da quel pazzo di Werner Herzog, è più cruda e forte di quella di Christopher McCandless filmata da Sean Penn.Troppo diversi i personaggi e le motivazioni di partenza al loro approccio, diciamo così, verde. Il primo ecologista convinto, l'altro più in fuga da sè stesso e dai suoi gangli interiori. Madre natura, per solito benigna, talvolta fa pagare alti dazi a risoluzioni estreme, come è accaduto ai nostri personaggi. Personalmente adoro idealismo e scelte radicali, il donchisciottismo perdente, eppur fascinoso...ma non si puo' ignorare che la natura, spesso, può rivelarsi fatale e ciò va previsto e considerato. Vedere però, il giovane McCandless, morire nirvanicamente rimirando il cielo quasi sorridendo, fa riflettere. Si può vivere cent'anni tra giungle di cemento e orpelli tecnologici post-moderni e non avere la stessa serenita' di Supertramp. Treadwell ha vissuto per le sue creature che gli han donato sia un senso esistenziale, che la morte. 
Un Moretti-Godot con una spruzzatina di Forrestgumpismo naïf, srotola la sua intricata matassa ossimorica di un caos calmo interiore, su una panchina in un parco, davanti l'istituto scolastico dove la figlia va a lezione. Questa sarà la verde sede dell'elaborazione del lutto per la perdita improvvisa della moglie. Mentre la bimba studia l'arte del palindromo e le situazioni reversibili e irreversibili, il babbo si concede una pausa esistenziale che, a volte, è esiziale per dar valore e senso a vite risucchiate da vortici di inconsapevolezze consapevoli -il lavoro, la carriera, il cursus honorum. Con la scusa di star vicino alla figlia, Nanni alias Pietro Paladini, riscopre il gusto dell'incontro, la riappropriazione del proprio tempo biologico, e il dipanarsi di pensieri a ruota libera.Tratto dal romanzo di Veronesi -vincitore dello Strega ultimo-diretto da Grimaldi- questo Caos-calmo è un film che stimola la riflessione e la meditazione sulle nostre vite troppo spesso irrazionali e prese in centrifughe di efficientismi disumani. Ma rientrare nell'alveo antropoLogico spesso denota per gli altri, stranamente, un disturbo o una devianza psicologica. Così il protagonista si trasforma lentamente in un povero vedovo che, forse, ha perso la testa e il lume della ragione. Sarà la figlia, diventata zimbello dei compagni di scuola per colpa del singolare genitore, a stabilire la reversibilità della situazione e a pregare il babbo di tornare alla vita di sempre e quindi regolare. Una pellicola dalla forte valenza analitica: una ferrosa panchina si fa simbolo e va a surrogare il lettino del terapeuta. Gran bei personaggi di contorno interprepati da A. Gassman, V. Golino,I. Ferrari, S. Orlando e un cameo epifanico di Roman Polanski come ciliegina sulla torta recitativa. I Radiohead con "Pyramid Song" e un inedito di Ivano Fossati lo spartito e il controcanto musicale, per nulla casuale. Un bel film che Rainer consiglia a tutti e in particolare a chi adora il cinema che fa riflettere e pensare e aborre quello che vien realizzato solo per distrarre e svagare.